I coralli duri vengono danneggiati in misura crescente dalle più elevate temperature del mare. In Giappone i genetisti hanno ora studiato uno dei coralli termicamente più sensibili: il team di ricerca di Noriyuki Satoh, dell’Okinawa Institute of Science and Tecnology, ha decifrato il genoma di Acropora digitifera. Lo sperma di un singolo corallo ha fornito ai ricercatori il patrimonio ereditario, e da questo hanno isolato quasi 24.000 geni confrontando la sequenza di base con altri cnidari. L’intenzione era di ottenere maggiori informazioni sull’effetto delle più alte temperature dell’acqua su questi organismi sessili.

Acropora digitifera, il primo corallo duro il cui genoma sia stato decifrato.

Acropora digitifera, il primo corallo duro il cui genoma sia stato decifrato.

Attraverso questi studi è stato stabilito che la separazione tra questo genere di coralli duri e dei predecessori simili agli anemoni di mare è avvenuta già circa 490-520 milioni di anni fa, molto prima di quanto si supponesse in base ai fossili. Si è anche stabilito che questi coralli furono caratterizzati dai loro simbionti, le alghe. Possiedono, ad esempio, molti più geni immunitari rispetto ad altri animali urticanti privi di alghe simbionti. Si sono inoltre privati della capacità di produrre le vitali cisti di aminoacidi, ottenendo invece queste basilari strutture proteiche dalle alghe simbionti. Quest’ultime d’altro canto approfittano di un altro aminoacido che viene prodotto dal corallo e che risulta simile alle Micosporine: questo offre una effettiva protezione dalle radiazioni UV del sole.