Il reattore di calcio è un apparecchio che è in grado di sciogliere del granulato calcareo ed arricchire in questo modo l’acqua dell’acquario con ioni di calcio e idrogeno carbonato.

Attraverso questo procedimento aumenta il contenuto di calcio dell’acqua dell’acquario. Contemporaneamente viene innalzata anche la durezza carbonatica, dato che entrambe le sostanze sono contenute nel granulato di riempimento del reattore e finiscono pertanto durante lo scioglimento, nell’acqua dell’acquario in un rapporto bilanciato. Questa circostanza offre il vantaggio che, nel caso di un elevato consumo di calcio, ad esempio attraverso una forte crescita di coralli duri e del conseguente incremento dell’apporto di tale sostanza, vengono aggiunte anche maggiori quantità di carbonati.

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Quale acquario ha bisogno di un reattore di calcio?

Il reattore di calcio non è necessario per ogni acquario di barriera. Da un lato l’apporto di calcio e carbonati è possibile anche con altri metodi (ad esempio con il cloruro di calcio e con l’idrogeno carbonato di sodio, secondo Balling), dall’altro non tutti gli acquari di barriera hanno un consumo molto elevato di queste sostanze, perché questo dipende fortemente dall’occupazione animale.

I coralli duri consumano per la costruzione del loro scheletro calcareo naturalmente molto più calcio rispetto ai coralli molli, che formano nel loro tessuto solamente dei minuscoli scleriti calcarei. Se si gestisce una vasca di barriera con coralli molli e filtratori, allora un reattore di calcio probabilmente non è indispensabile. Tuttavia in una vasca di questo tipo anche altri organismi, ad esempio le alghe calcaree, sono in grado di legare molto calcio ed altre sostanze minerali, rendendo consigliabile una regolare misurazione del contenuto di calcio e dei carbonati anche in una vasca di coralli molli.

Se la durezza carbonatica si trova intorno ai 7° dKH, e se il contenuto di calcio non scende sotto ai 400 mg/l, allora non si avrà bisogno di alcun reattore di calcio. Se però i valori si collocano al di sotto di questa soglia, allora è opportuno prendere in considerazione le possibilità di somministrazione di calcio e carbonati, e il reattore costituisce perlomeno una delle opzioni.

 Un dosaggio di calcio con poca manutenzione

Un reattore di calcio ha il vantaggio di necessitare di poca manutenzione; l’approvvigionamento dell’acquario di calcio e carbonati viene attuato in maniera “automatica” per molti mesi. Se il granulato contiene ulteriori elementi chimici, allora l’acqua dell’acquario può fino ad un certo punto essere arricchita dal reattore anche di oligoelementi. Ad ogni modo non bisognerebbe sopravalutare questa possibilità, perché la quantità di elementi minerali ceduta, ad esempio quelli traccia, non può assolutamente soddisfare le reali necessità.

Lo scioglimento del granulato calcareo ha luogo nel reattore attraverso l’acidificazione dell’acqua con l’ausilio della CO2. L’acqua dell’acquario viene condotta all’interno dell’apparecchio e attraverso la CO2acidificata fino al punto che il granulato contenuto all’interno si scioglie. Secondo il tipo di costruzione, in un reattore di calcio della CO2può arrivare in acquario e rafforzare una crescita delle alghe filamentose se presenti, soprattutto se l’acqua della vasca contiene molti fosfati. Questo può essere evitato se l’acqua in uscita dal reattore viene liberata dall’anidride carbonica libera (far transitare ad esempio l’acqua in uscita attraverso del granulato calcareo, per fare in modo che la CO2 libera venga legata, oppure indirizzandola verso un filtro ad alghe cosicché la CO2libera venga assorbita attraverso la fotosintesi).

 L’importanza di un rateo di flusso ridotto

Bisognerebbe anche fare in modo che il rateo di flusso sia ridotto, dato che maggiore questo sarà, tanto più cospicuo si rivelerà l’apporto di CO2all’acquario. Per la maggioranza dei sistemi è indicato un flusso di circa uno, due litri per ora, ma questo dipende dal sistema, rendendo consigliabile seguire le indicazioni del fabbricante.

L’efficacia di un reattore di calcio si può controllare, misurando la durezza carbonatica in uscita. Attraverso il bilanciamento del rapporto tra gli ioni di calcio e quelli di idrogenocarbonato, si verificherà indirettamente anche l’aggiunta di calcio. Il “reale” guadagno in durezza carbonatica potrà essere stabilito solamente quando si sottrarrà la durezza carbonatica dell’acqua dell’acquario da quella dell’acqua in uscita dal reattore. Valori sopra i 16° dKH dovrebbero comunque essere evitati nell’acqua di uscita da un reattore, perché i “tentativi di record” con durezze carbonatiche di 20 o addirittura 30° dKH, possono portare alla precipitazione di una parte dell’idrogenocarbonato disciolto durante la miscelazione con l’acqua dell’acquario. Anche in acquario è opportuno evitare valori eccessivamente elevati. Il valore misurato nell’acqua marina naturale di 7° dKH è sufficiente anche in acquario. Certo non è sicuro che qualcosa possa argomentare contro valori più elevati di carbonati in acquario, ma Hans-Werner Balling (2002) suggerisce che valori di durezza carbonatica superiori a 7° dKH, in base alla sua esperienza, possono avere effetti negativi sullo sviluppo dei coralli duri. Va detto che su queste supposizioni non sono ancora disponibili conoscenze accertate, tuttavia nulla pare essere in contrasto con la riproduzione anche in acquario del valore naturale di 7° dKH.

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