Le piaghe da alghe fanno parte delle pagine meno appaganti dell’acquariologia di barriera. Oltre ai ciano batteri (“Alghe patinose rosse”) possono diventare piuttosto fastidiose anche le alghe filamentose del genere Derbesia.

A volte un eccesso di illuminazione (in particolare con le lampade HQI), in mancanza di alghivori, può portare ad una fitta copertura di Derbesia. Ampie parti delle rocce possono coprirsi di questi cuscini verdi limitando anche l’apertura dei coralli. Cosa si può fare in un caso del genere? È importante controllare tutti i fattori che sono essenziali per le alghe. Tra questi, in prima linea, troviamo la luce e le sostanze nutrienti, ovvero nitrati e fosfati. L’illuminazione non deve essere troppo intensa e la fase di luminosità non deve prolungarsi eccessivamente. L’illuminazione HQI può essere ridotta a otto ore, in particolare se la fase di luce viene un po’ estesa con delle lampade fluorescenti. Il passo successivo può consistere nell’impiego di un filtraggio a carbone attivo e uno rapido meccanico, dato che in seguito alla pulizia delle rocce diventa probabile la presenza di molte frammenti di alghe fluttuanti che devono essere rimossi dall’acqua insieme alle loro secrezioni. In seguito possono essere rimossi manualmente, per quanto possibile, gli spessi cuscini di alghe. In tal senso bisognerebbe procedere con calma e operare radicalmente. Infatti le alghe che con questa operazione rimuoviamo dalla vasca non devono tornare nel ciclo dell’acqua. Successivamente si potranno trattare le rocce colpite con delle spazzole, dapprima con una grossolana per le superfici e poi con una più piccola per la pulizia delle strutture più delicate e le fenditure rocciose. Molti autori sconsigliano l’uso delle spazzole sulla superficie delle rocce, temendo che i frammenti liberati possano insediarsi altrove. Questa paura non è del tutto infondata, ma senza una radicale pulizia delle rocce la diffusione delle alghe non è evitabile. Anche dopo una accurata rimozione a mano rimane un corto prato algale che risulta ancora troppo lungo per la gran parte degli erbivori.

derbesia

Le alghe filamentose. L’incubo di ogni acquariofilo di barriera.

Non è possibile eludere una misura radicale, e il rilascio nell’acqua di sostanze algali è inevitabile. Bisognerebbe tuttavia far in modo che, accanto ad un efficace filtraggio rapido, sia presente anche una forte circolazione dell’acqua che evita il deposito di grandi quantità di frammenti algali nelle zone con poca corrente. Dopo lo spazzolamento dobbiamo valutare la popolazione di erbivori. Sono particolarmente adatti a questo compito le lumache (ad esempio le Turbo o le Astrea) e i ricci di mare (ad esempio Mespilla globulus e Tripneustes gratilla). In relazione alle esigenze ambientali hanno così poche pretese da renderli preferibili nel contrasto delle alghe rispetto ai pesci. Gli invertebrati come le lumache possono in una certa misura essere “strumentalizzati”, mentre i pesci sono animali vertebrati altamente sviluppati, che interagiscono in maniera così differenziata con il loro ambiente, sviluppando un complesso comportamento sociale, da non poterli degradare ad una “macchina divoratrice di alghe”. Le lumache, al contrario, una volta che le alghe sono scomparse, possono poi essere facilmente trasferite in un altro acquario. Dopo la pulizia meccanica della superficie rocciosa è consigliabile effettuare un abbondante cambio parziale dell’acqua. Certo, così facendo forniamo importanti sostanze minerali, in particolare ferro, anche alle minuscole rimanenze algali, ma questo procedimento comunque è importante per due ragioni: si riduce la concentrazione delle sostanze nutrienti rimuovendo una parte dei frammenti di alga e le secrezioni liberate. In tal senso possono naturalmente essere aspirati anche i frammenti algali accumulatisi in qualche parte della vasca. Infine rimangono le considerazioni sulla schiumazione e la concentrazione dei fosfati. Lo schiumatoio funziona in maniera ottimale? I fosfati sono troppo alti? Mentre il contenuto dei nitrati si lascia spesso controllare attraverso i regolari cambi parziali dell’acqua, dai depositi sulle rocce calcaree il fosforo torna rapidamente nell’acqua, Valori di 0,2 mg/l consentono sì la crescita dei coralli ma riguardo alla crescita delle alghe sono già alquanto problematici. In caso di dubbio è consigliabile utilizzare un adsorbitore di fosfati.