Il fenomeno climatico chiamato El Niño è un riscaldamento temporaneo nel Pacifico orientale che provoca cicloni e siccità. Il riscaldamento di alcune aree marine nel Pacifico causa lo sbiancamento dei coralli in innumerevoli reef. Attraverso le contemporanee influenze sulla terra ferma la frequenza e determinabile a ritroso per molte centinaia di anni. A questo scopo si osservano gli anelli di accrescimento nel tronco di un albero che forniscono indicazioni circa le condizioni climatiche nel corso di tutta la sua vita. Un team internazionale di ricercatori dell’Università delle Hawaii, attraverso la valutazione di oltre 2.000 cronologie di anelli di accrescimento di alberi da ogni parte del Pacifico, ha appurato che la frequenza di El Niño è aumentata. Nel complesso gli scienziati hanno stabilito che nel tardo 20° secolo c’è stata un’attività sensibilmente superiore rispetto ai settecento anni precedenti.

Una distesa di coralli oramai sbiancati.

Una distesa di coralli oramai sbiancati.

Il fenomeno climatico El Niño non è evitabile ma si cerca, per mezzo di un’adeguata preparazione, almeno di limitare i danni. A questo scopo si rende tuttavia necessaria una previsione a lungo termine della sua comparsa. Fino ad ora questo è stato possibile soltanto per circa sei mesi. I ricercatori dell’Università di Gieβen e dell’Istituto di Potsdam per la ricerca climatica sono di recente stati in grado di triplicare i tempi di questa previsione. Hanno valutato i dati termici raccolti in 200 stazioni dell’oceano Pacifico in un lasso di 60 anni. Durante questo lavoro si sono imbattuti in correlazioni che in precedenza apparentemente non erano state interpretate. Se questi dati vengono inseriti nella prognosi i ricercatori sono in grado di prevedere il fenomeno climatico con un anticipo che può arrivare fino a 18 mesi.