Le lumache della famiglia Conidae sono dei predatori poco appariscenti, che cacciano la loro preda nel sedimento di fondo del mare. Emerge soltanto il loro sifone respiratorio. Se si avvicina un pesce, la lumaca spara fulmineamente un arpione nel suo corpo, e mentre questa saetta si muove attraverso la sua bocca, si carica di un pericoloso veleno. Questa sostanza chiamata conotossina paralizza la preda nell’arco di pochissimo tempo rendendone impossibile la fuga. Successivamente la lumaca può ingerire il pesce senza fretta. Se viene punto un uomo, si verifica ugualmente una paralisi che può riguardare addirittura la muscolatura della respirazione e avere effetti letali. Non è conosciuto alcun antidoto, e pertanto è necessario prestare la massima attenzione durante la manipolazione di lumache marine sconosciute sulla spiaggia, durante una immersione o in acquario. La paralisi ha luogo a causa del veleno che blocca la trasmissione dei segnali tra le singole cellule nervose. I ricercatori della Proff.ssa Diana Imhof, dell’Istituto di farmaceutica dell’Università di Bonn in Germania, stanno studiando il modo con cui è possibile impiegare miratamente minuscole quantità di questo veleno, allo scopo di ridurre o escludere la trasmissione del dolore nel sistema nervoso umano.

conus

In tal senso lavorano in maniera mirata con Conus purpurascens. L’esclusione del dolore, così facendo, avviene con successo, e i vantaggi di questo medicamento consistono soprattutto nella possibilità di evitare una dipendenza. In ogni caso le speranze per una sostanza medicamentosa presto disponibile sono premature, perché i lavori al momento si trovano ancora allo stadio di ricerca di base. Da una parte la quantità di peptide ottenibile dalle lumache è troppo esigua, e pertanto è necessario trovare prima una via per la produzione artificiale. Dall’altra, il corpo umano scompone troppo rapidamente questa sostanza, sicché si devono sviluppare delle forme stabili. Questo successo parziale nella lotta contro il dolore, un campo straordinariamente importante nella medicina, dimostra però quanto sia grande il potenziale delle innumerevoli sostanze biochimiche presenti negli organismi dei reef corallini.