Le catene di uova

Come usuale tra i callionimidi, il corteggiamento tra gli Synchiropus stellatus inizia durante le prime ore serali con l’arrivo del crepuscolo. In acquario può essere indotto attraverso un graduale spegnimento dell’illuminazione. Il maschio erge la sua lunga prima pinna dorsale e utilizza quelle grandi pettorali per sollevare la femmina dal substrato di fondo e spingerla verso l’alto. Segue una risalita comune che tuttavia non sempre porta al rilascio dei prodotti sessuali. Più gli esemplari sono giovani e inesperti, tanto maggiori sono i tentati che vanno a vuoto. Delle catene dio uova pelagiche vengono rilasciate nell’acqua libera. Negli acquari piccoli e poco profondi i pesci, durante questa fase, raggiungono spesso la superficie dell’acqua, nelle vasche grandi, in ogni caso, il comportamento riproduttivo ha luogo a profondità di 90 – 150 cm. Queste uova sono piuttosto robuste e salgono verso l’alto.

Synchiropus stellatus

Synchiropus stellatus

A volte comunque si frammentano in varie parti, spesso tuttavia rimangono in gran parte intatte per il periodo dello sviluppo larvale. Questa caratteristica rende l’ottenimento delle uova alquanto semplice, perché è necessario soltanto raccoglierle con cautela sulla superficie dell’acqua. Ad ogni modo, il fatto che aderiscano l’una all’altra presenta anche degli svantaggi. Le uova degenerate perdono la tendenza al galleggiamento e possono trascinare in basso quelle intatte determinando una mancanza di ossigeno che è mortale per le larve. Allo scopo di mantenere le catene di uova disinserisco il filtraggio prima di oscurare l’illuminazione. Le catene di uova che fluttuano in superficie vengono prelevate con attenzione per mezzo di un recipiente immerso nell’acqua. In seguito le uova vengono trasferite nella vasca per le larve con acqua marina fresca, ma inizialmente è possibile tenerle In un setaccio di PVC con fondo di garza allo scopo di osservare il successo dello sviluppo larvale.

Il nutrimento per le minuscole larve

La fuoriuscita delle larve dalle uova si completa già dopo circa 16 ore con una temperatura di 26 °C. Le larve pertanto sono minuscole e sviluppare solo in maniera rudimentale. La loro lunghezza corporea si attesta solo di poco oltre un millimetro. Sotto il microscopio si riconoscono degli xantofori giallognoli, mancano tuttavia sia la bocca sia gli occhi come pure diverse caratteristiche corporee altrimenti tipiche per una larva di pesce corallino. Durante i giorni successivi le larve si nutrono del sacco vitellino e durante questa fase lo sviluppo procede in maniera visibile. Si formano gli occhi e l’apertura boccale e al terzo giorno dopo la schiusa iniziano ad assumere del nutrimento. È questo il momento in cui subentrano grandi problemi. Fino a questo momento l’accrescimento è piuttosto semplice, circostanza che porta a una vasca eccessivamente popolata, nella quale nuotano innumerevoli larve in accrescimento. Al contrario delle larve dei pesci mandarino (Synchiropus splendidus), che a questo stadio si avvalgono già dei copepodi, i piccoli di Synchiropus stellatus richiedono di prede più piccole. A questo stadio nelle mie vasche per le larve si evidenziava, durante i cinque giorni seguenti, un sensibile assottigliamento degli occupanti. Un esame al microscopio dello stomaco delle larve ha evidenziato ciliati, dinoflagellati, larve di mollusco e qualche altro organismo planctonico animale. Provengono dalla miscela di plancton prelevato in natura che spesso somministriamo alle larve dei pesci corallini.

Synchiropus stellatus

Synchiropus stellatus

Il secondo o terzo giorno dopo l’inizio della somministrazione di alimento, le larve sono in grado di divorare quelle dei copepodi. Fino a questo punto arriva la fase critica che noi definiamo la cruna dell’ago, perché è superabile unicamente per mezzo di animali nutritivi adatti particolarmente piccoli. È una fase breve, ma i suoi effetti sono drammatici. Durante questi tre giorni abbiamo avuto dei risultati alquanto incoraggianti con delle piccole specie di rotiferi provenienti da Tampa Bay in Florida: Colurella adriatica. Appena le larve di callionimide sopravvissute sono state in grado di mangiare dei copepodi allevati, come Pseudodiaptomus o Parvocalanus, la mortalità è calata drasticamente e il successivo accrescimento delle larve rimaste non era più complicato rispetto ai pesci mandarino. Dal 12° giorno al posto dei copepodi si possono finalmente somministrare anche dei naupli di Artemia.

Piccole ma rapide

Attualmente stiamo ancora sperimentando, allo scopo di riuscire a superare meglio i primi giorni dopo l’assunzione di cibo con una migliore alimentazione e ottenere un maggior numero di larve. Nonostante le iniziali alte perdite, è molto sensato riprodurre questa specie. Come già citato, il mantenimento in gruppo serve a moltiplicare il numero di uova. Se si considera un rateo di sopravvivenza delle larve del 20 percento, si potranno introdurre in una vasca da allevamento un numero tale di uova da avere alla fine circa 500 giovani pesci per 100 litri d’acqua. La metamorfosi avviene rapidamente, solitamente tra il 18° e il 21° giorno la maggior parte delle larve come giovani pesci passano ad uno stile di vita bentonico, con una lunghezza corporea di appena 4 mm. Dopo la metamorfosi si verifica una rapida crescita come nella gran parte dei callionimidi e la minima grandezza commerciale di 50 mm viene raggiunta in quattro o sei mesi. L’ambientamento all’alimentazione artificiale è facile, appena i pesci hanno raggiunto una età di circa due mesi, e questo dovrebbe assolutamente avvenire se si vuole allevarli per il mercato acquariologico.

Parte 1