Pensate ad un pesce, uno veramente minuscolo, lungo forse come questa lineari pochi millimetri: Senza una bocca per nutrirsi e senza occhi per osservare il suo ambiente, questa striscia quasi trasparente, completamente priva di orientamento è soggetta al trasporto delle correnti marine. Viene trascinata a chilometri di distanza dal reef corallino nel quale vivono i suoi genitori che hanno probabilmente rilasciato pochi giorni fa durante il crepuscolo centinaia di uova nella corrente.

plancton-nuo2L’ambiente marino rappresenta una forza naturale incredibilmente intensa, che ha reso necessarie e possibili alcune particolari strategie riproduttive. La maggior parte dei pesci corallini, salvo poche  eccezioni, come ad esempio la castagnola a coda di rondine (Acanthochromis polyacanthus) o il pesce cardinale di Banggai (Pterapogon kauderni), attraversano un ciclo vitale obbligatorio. Mentre gli esemplari adulti vivono in modo strettamente legato al substrato, i giovani animali si intrattengono nell’acqua libera. La maggioranza dei pesci corallini si riproducono rilasciando nella corrente minuscole uova capaci di fluttuare, in maniera da consentirne il trasporto. Senza alcuna protezione da parte dei genitori le larve che vi sgusciano sono costrette a fronteggiare innumerevoli rischi essendo soggette alle impietose forze naturali, fino al momento in cui anch’esse si insedieranno in una scogliera corallina. Quando si osserva un recipiente pieno di plancton appena catturato o e si vede oscillare questi innumerevoli minuscoli animaletti sotto un microscopio, non si può che rimanere senza fiato. Si tratta di un miracolo che queste larve dei pesci corallini completamente prive di protezione possano sopravvivere come parte di tale brulichio. Per esistere in mare aperto, da una parte necessitano di un perenne nutrimento, dall’altro devono evitare di diventare esse stesse alimento per un altro animale planctonico più grande. La gran parte degli acquariofili non si accorge quasi di questi piccoli esseri viventi, ma il fantastico mondo del plancton riserva comunque alcuni trucchi per superare gli ostacoli del mantenimento in acquario e della riproduzione dei pesci e degli invertebrati. La parola “plancton” in greco antico significa “l’errante”. Si tratta in tal senso di una definizione estesa a tutti gli organismi, non importa se vegetali, animali o batteri, che si trovano nelle acque libere di mari, fiumi e laghi e che non possono nuotare attivamente contro la corrente. Nonostante alcuni abbiano la capacità di muoversi verticalmente, tutti gli organismi planctonici non sono sostanzialmente in grado di espletare un decorso motorio orizzontale mirato. Al contrario gli organismi nectonici (dal greco antico “nekton = “che nuota”) riescono a nuotare contro la corrente d’acqua nel loro ambiente portando a termine movimenti controllati. Plancton e necton continueranno a differenziarsi nei lori cicli vitali. Diversi organismi trascorrono tutta la vita nelle zone pelagiche , vale a dire nell’acqua libera, e vengono definiti come oloplancton. Vi fanno parte i copepodi, il krill e le diatomee (alghe silicee). Altri, per esempio i pesci, come pure la maggioranza degli invertebrati bentonici (viventi sul fondale), trascorrono solo le prime settimane della loro esistenza in modo pelagico e vengono definiti mero plancton. Il plancton, inoltre, viene suddiviso anche secondo la sua funzione biologica: il fitoplancton si nutre dell’energia solare, per servire poi da nutrimento per crostacei, protozoi e altri organismi dello zooplancton. La grandezza del plancton è molto varia, spaziando dai minuscoli batteri pelagici fino alla gigantesca medusa chiamata galera portoghese (Physalia physalis), che vive fluttuando in superficie. Le larve dei pesci fluttuano inizialmente senza alcuna protezione all’interno del plancton, e non riescono a compiere molto più di un movimento irrequieto e scoordinato della coda, allo scopo di arricchire di ossigeno l’acqua circostante. Nel giro di pochi giorni, queste creature indifese si trasformano in abili predatori che controllano il loro movimento percependo l’ambiente circostante. Il micro ed il mesozoo plancton (plancton da piccolo a medio grande), una colorata miscela di protozoi, naupli di copepodi, rotiferi, larve di mollusco e naupli di altri crostacei, costituisce l’alimento della maggior parte delle larve di pesce. Un solo campione di acqua marina fresca contiene una incredibile varietà di specie di questi organismi planctonici. Dei minuscoli crostacei chiamati copepodi sono diffusi quasi in tutte le acque della Terra. Senza l’ausilio di strumentazioni molti di loro non sono quasi visibili all’occhio umano, ma sia l’acqua salata sia quella dolce o salmastra brulica di copepodi, sono presenti persino negli ambienti palustri della terreni. Seppure siano spesso sottovalutati, si tratta, in effetti, di una delle più importanti fonti di proteine nei biotopi marini. Costituendo una percentuale del 50-90 % di tutti gli esseri viventi planctonici, i copepodi svolgono un ruolo chiave nell’alimentazione delle larve dei pesci, degli invertebrati pelagici, ma anche degli uccelli marini e delle balene. L’enorme varietà di specie desta stupore in chi le osserva davanti al microscopio, spesso per ore. Attraverso il sezionamento di migliaia di larve di pesce si è arrivati però ad un’altra conclusione: agli occhi di queste larve non tutti i tipi di plancton sono uguali!  Avendo  valori nutritivi elevatissimi e alta accettabilità da parte delle più diverse larve di pesce, i copepodi si rivelano molto validi per gli appassionati che tentano la riproduzione dei pesci corallini. La scelta  dei più adatti tra le oltre 14.000 specie descritte costituisce in ogni caso una sfida.

plancon-nuo1 Non tutte le larve dei pesci sono in grado tuttavia, durante i primi giorni di vita, di predare un nutrimento evasivo (sfuggente) come lo sono i copepodi, ma devono accontentarsi di altri organismi per soddisfare le loro prime necessità alimentari. Generalmente vengono preferiti organismi non evasivi come i tintinnidi (un ordine dei ciliati) e i dinoflagellati, prima di orientare la scelta verso i naupli di copepode o il plancton più grosso. Ad ogni modo, in natura questo dipende comunque  anche dalla presenza dalla tipologia di prede presenti nell’acqua. Le larve dei pesci marini scelgono il loro nutrimento in modo molto selettivo, e in tal senso la scelta è indotta dall’età e dallo stadio di sviluppo della larva. Sia tra pesci adulti sia nelle loro larve esistono dei generalisti capaci di assumere un’ampia gamma di potenziale nutrimento, e specialisti che dipendono da un determinato organismo. Alcune di esse si limitano alle larve di mollusco, altre invece si cibano esclusivamente di tintinnidi, pulci d’acqua o stadi pelagici di larve di ascidia di mare. Alcune larve di tonno al contrario sono puramente piscivore (mangiatrici di pesci), si nutrono quindi esclusivamente di altre larve di pesce. Nell’alimentazione delle larve di pesce delle specie e degli stadi di sviluppo più diversi i copepodi, in ogni caso, sono largamente gli organismi più importanti . Per via della loro minuta consistenza, sussistono  esigue possibilità di riuscire ad osservare attentamente  le larve di pesce da noi accresciute, nel loro comportamento alimentare nei confronti del plancton offerto, e individuare successivamente la coltura  maggiormente adatta. Nell’ambito di varie sperimentazioni, sono state studiate larve di pesce mandarino, pomacentride,  pesce angelo, confermando che, tra oltre 50 organismi planctonici, questi vengono presi in considerazione ma alla fine non mangiati.  Le larve degli pseudocromidi e dei pesci pagliaccio, invece, inseguono con aggressività ogni tipo di preda. Il modello secondo il quale  le larve di pesce scelgano il loro nutrimento  è ancora del tutto sconosciuto, ed è difficile riuscire a capire i meccanismi decisivi tenendo presenti la varietà cromatica, grandezza, forma e modalità comportamentali degli organismi planctonici. Devono essere percorse nuove vie per riuscire ad ottenere dei cambiamenti e procedere in maniera sistematica nella riproduzione dei pesci corallini.  In un ambiente senza modo di potersi nascondere quasi ogni organismo rappresenta un nutrimento per qualche altro, che poi viene a sua volta predato da qualcuno. I piccoli ciliati e i copepodi cacciano per esempio le alghe unicellulari, mentre i predatori più grandi vanno a caccia di copepodi nonché crostacei e larve di pesce. I vermi lancia (Chaetognatha) sono un ceppo di vermi marini che si alimentano catturando piccole larve e svariati organismi planctonici. Essendo privi di occhi, percepiscono le oscillazioni prodotte dalla loro preda con l’aiuto dei cigli. Con l’utilizzo di aculei, disposti intorno all’apertura boccale, questi vermi catturano il plancton stordendo la loro preda con la tetrodotossina, prima di ingerirla. I gamberetti Mysis sono presenti nella maggior parte delle acque costiere ed evidenziano una migrazione giornaliera verticale. Durante il giorno permangono nelle vicinanze del fondale, per poi di notte spostarsi in regioni superiori della colonna d’acqua dove si cibano di plancton più fine. Nell’arco di poco tempo i banchi di questi piccoli gamberetti sono in grado di annientare grandi quantità di copepodi, altro zooplancton o larve di pesce. Durante lo stadio sessuale, le meduse e gli idrozoi, sfruttano le cellule urticanti per catturare lo zooplancton e le larve dei pesci. In particolare durante i primi giorni di vita le larve dei pesci costituiscono una facile preda, poiché la loro mobilità e capacità percettiva è ancora molto limitata. Johan Hjort, un pioniere nella biologia ittica, nel 1914 espresse la supposizione che si decida quanti giovani pesci di una popolazione diventino effettivamente adulti, quando viene consumato il sacco vitellino delle larve e non più di una su diecimila. Nel corso della critica fase di prima assunzione di cibo, può verificarsi una elevatissima, quando le larve non riescono ad assimilare una sufficiente quantità di zooplancton. Per questo motivo decede spesso il 90 % di una popolazione solo durante lo 0,2 % della teoricamente raggiungibile attesa di vita. Questa misura di mortalità non dipende però solo direttamente dal deperimento per fame per carenza nutritiva. Di regola, infatti, gli esemplari carentemente nitriti e pertanto più deboli, cadono anche più rapidamente vittime di altri animali rispetto ai loro con specifici più vitali. La sopravvivenza delle larve dei pesci dipende inoltre dalle restanti condizioni ambientali. In conformità a dove si trova in mare una larva nel momento della prima assunzione di nutrimento, anche la possibilità di sopravvivere può essere maggiore o minore. Il plancton non è presente ovunque nella stessa concentrazione. Si hanno notevoli quantità soprattutto dove il movimento dell’acqua è ridotto e falle profondità l’acqua risale verso l’alto. Elevate quantità di prede sono presenti spesso anche in punti dove la corrente presenta cambiamenti stagionali confluenti. Se una larva ha la fortuna di arrivare in un punto del genere particolarmente favorevole, allora le sue possibilità di sopravvivenza salgono di molto. Nonostante tutto, tra migliaia, meno dello 0,012 % sopravvive alla fase larvale.

plancton-nuo3Se in un acquario ben avviato si illumina con un flash, all’interno del fascio di luce si scoprirà l’incredibile varietà di specie di plancton presente. Soprattutto nei sistemi ricchi di sostanze nutrienti si muovono innumerevoli anfipodi, foramiferi e protozoi ciliati.  Nello scomparto tecnico le spugne filtranti o le macroalghe nel rifugio collegato, costituiscono un vero paradiso per questi organismi. Molti di questi animali attraversano una fase pelagica. I gamberi, i granchi, le lumache e i molluschi, che manteniamo nel nostro acquario di barriera, arricchiscono anch’essi come “produttori di plancton” la rete nutritiva acquaristica, mettendo a disposizione uova capaci di fluttuare e larve, che poi vengono predate da altri animali. Ci si può avvalere dell’allevamento di conigli di mare o di altri nudibranchi, per apportare all’acquario una stabile produzione di plancton. Molti di questi, infatti, creano larve o naupli particolarmente adatti all’alimentazione delle larve dei pesci e dei coralli. Accade lo stesso con i gamberetti del genere Lysmata, estremamente produttivi, e che rilasciano regolarmente grandi quantità di larve nell’acqua dell’acquario, e rappresentano altresì un pasto altamente nutritivo per i pesci mantenuti. Anche il fitoplancton, pur non essendo così interessante per l’acquariofilo come lo zooplancton più grossolano, può arricchire la rete nutritiva dell’acquario di barriera ed trovare impiego per l’accrescimento dei rotiferi del genere Brachionus nell’allevamento delle larve dei pesci. Riuscire a riconoscere l’incommensurabile varietà di specie del plancton e comprenderle passo dopo passo, costituisce probabilmente il fattore più importante per progredire efficacemente nell’allevamento delle larve dei pesci marini e dei crostacei e far fronte alle difficoltà del lungo termine che è possibile incontrare con i pesci più difficoltosi. Nell’ambiente naturale l’esistenza per un piccolo pesce è molto pericolosa, in acquario invece è possibile controllare tali rischi, almeno fino a quando ci si avvale di adeguate conoscenze, e pertanto non si può non partire  dalla comprensione del  mondo nel quale i giovani pesci crescono da milioni di anni: il plancton.