Solo chi cerca trova

Nel frattempo una nuova generazione di scienziati durante alcune ricerche sul campo nei beef corallini ha scoperto che i conti non tornano. Se l’acqua dei reef è veramente così povera di plancton, perché brulicano di pesci planctivori? Nei coralli possono collaborare le zooxantelle, però i pesci di certo non le possiedono. E cosa dire poi di tutti gli altri organismi che si cibano di plancton del reef? di cosa si nutrono? In molti brillanti progetti di ricerca dagli ultimi anni ’70 fino alla metà degli anni ’90, gli studiosi si avvalsero di nuovi punti di vista in relazione agli interrogativi sul plancton. Vi ricordate della ricerca del plancton nell’acqua dei reef corallini durante la metà del secolo scorso? Allora venivano utilizzati gli stessi metodi e le stesse apparecchiature impiegati nei mari del Nord, perché lì avevano funzionato. Pertanto i ricercatori avevano supposto che avrebbero dovuto portare a dei risultati anche nei reef tropicali. In effetti questo metodo aveva portato ad un risultato, cioè che in quei luoghi non viveva il plancton che era stato trovato nelle acque settentrionali. In questo senso erano arrivati alla conclusione che nel reef il plancton non ci fosse affatto. In modo erroneo, però, dato che avrebbero dovuto dedurre soltanto che nei reef tropicali non è presente una quantità di plancton paragonabile alle acque del Nord, perché le differenze sono effettivamente molto grandi. Il plancton dei mari temperati consiste prevalentemente di piccoli crostacei, larve di pesci, molluschi, come pure di un gran numero di piccole meduse e ctenofori. Tutti questi, commisurati alla loro piccolezza, sono organismi robusti. Molti sono facilmente catturabili trascinando un setaccio attraverso l’acqua. Sicuramente questo sorprenderà molti, ma la stragrande maggioranza di questi organismi planctonici superano il processo di raccolta, per esempio i copepodi clanoidi del genere Calanus, che fanno parte dei più diffusi organismi planctonici dei mari temperati. Gli esperti suppongono addirittura che alcuni delle specie di copepodi clanoidi facciano parte degli animali più grandi (la grandezza è relativa) più diffusi su questo pianeta. Calanus finmarchius, per esempio, ha un volume corporeo che corrisponde all’incirca a quello di un chicco di riso, e le stime sostengono che la sua produttività è talmente elevata che la discendenza annuale si attesta approssimativamente intorno a cento milioni di tonnellate: si tratta di moltissimo plancton!

Questi polipi zooxantellati di un corallo duro si alimentano effettivamente tramite le loro alghe simbionti, perché l’acqua circostante è priva di plancton?

Questi polipi zooxantellati di un corallo duro si alimentano effettivamente tramite le loro alghe simbionti, perché l’acqua circostante è priva di plancton?

Nei primi anni ’90 alla fine si riuscì a comprendere che il plancton tropicale si distingue essenzialmente da quello dei mari temperati. Consiste principalmente di piccoli organismi gelatinosi come le larve dei tunicati, minuscole meduse, ma anche esemplari più grandi che però sono strutturati in modo complesso e sono straordinariamente fragili, larve simili alle meduse, altre larve come pure enormi quantità di materiale particolare batterico. Una gran parte di questo plancton tropicale consiste semplicemente di batteri raggrumati, a volte talmente grandi da diventare visibili ad occhio nudo come neve marina (“marine snow”). Enormi banchi di copepodi clanoidi al contrario non sono presenti. Il plancton tropicale è semplicemente troppo piccolo e troppo delicato per essere raccolto con la metodologia standard diffusa verso la metà degli anni ’50. Una rete per plancton di questo tipo che venga “trascinata” attraverso l’acqua tropicale non raccoglie il plancton, ma lo distrugge letteralmente pressando i morbidi componenti attraverso le sue maglie. Anche la visibilità nelle acque tropicali dei reef sono fornisce una indicazione corretta della mancanza del plancton, ma prova soltanto che questi organismi sono talmente minuscoli da provocare al massimo una apparenza nebbiosa. I ricercatori del passato semplicemente non avevano trovato la specie di plancton che avevano cercato, e non immaginarono che si potesse trattare di una tipologia diversa e più piccola.

Torniamo ai coralli…

Le zooxantelle apportano ai polipi dei coralli tutti gli zuccheri che possono valorizzare, e una gran parte di questi viene trasportata quasi immediatamente sulla superficie del corallo come substrato vischioso. Lo zucchero è energia, vale a dire che le zooxantelle sono fornitrici di energia, e questa energia viene impiegata dal corallo per produrre tutto quello che le alghe simbionti non riescono a offrire: proteine, fosfati, sostanze minerali e svariati altri composti. Le zooxantelle quindi apportano al corallo l’energia necessaria per strutturare la propria trappola per plancton: i tentacoli, le nematocisti, la cavità gastrovascolare e gli assetti digestivi. Una delle domande preferite dei biologi ai loro studenti è: “Che cos’è la vita?”. Definire in maniera completa la vita è straordinariamente difficile, ma la caratteristica centrale della vita, e quella sostanziale di tutti gli esseri viventi è semplice: si sviluppa. La caratteristica essenziale della selezione naturale è quella di far scomparire tutto quello che non è necessario e che costituisce un dispendio. Ogni organismo deve confrontarsi con il suo budget biologico, e ciascuna specie che dilapida la propria energia creando strutture corporee non necessarie perde la competizione con quelle che non lo fanno, perché se ne sono già liberate. Sir C. Maurice Yonge si è espresso a suo tempo affermando che tra tutti i predatori sono i coralli ad aver predisposto in proporzione la maggior parte del loro corpo per la cattura e la valorizzazione della preda. E i pochi che effettivamente non sono in grado di cibarsi, come alcune specie di Xenia, Mastigias o le meduse dei laghi salati delimitati da alcuni tratti di terraferma, non possiedono nè una apertura boccale nè un canale digerente. I coralli hanno effettivamente predisposto una parte maggiore del loro corpo per la cattura della preda e per la digestione rispetto a qualsiasi altro animale, e questo basta pere rendere evidente agli scienziati che questi invertebrati devono sostanzialmente nutrirsi per ottenere proteine per un nuovo tessuto corporeo, fosfati per la produzione degli acidi nucleici e per molte altre sostanze. Il reef corallino è un muro di bocche fameliche, tutto nel reef mangia. Dai tardi anni ’80 sono stati condotti studi dettagliati su quanto nutrimento viene valorizzato dagli organismi di barriera, e questa quantità è veramente considerevole. Uno degli studi migliori è quello di Hammer (1988), che stabilì che in un’area di un metro quadro di superficie del reef, che corrisponde all’incirca ad un acquario da 400 litri, nell’arco di 24 ore venivano assunti dagli animali oltre due milioni di particelle nutritive con un peso complessivo di 750 grammi. Queste particelle nutritive estremamente piccole sono per la maggior parte invisibili senza un ausilio ottico, ma rimane questo dato di fatto notevole: nell’arco di un giorno i coralli e gli altri occupanti di un’area, che corrisponde ad un acquario di media grandezza, hanno assimilato circa tre quarti di chilogrammo di nutrimento!

Parte 1

Maggiori informazioni sull’argomento nel numero 60 di CORALLI