Per l’acquariofilo d’acqua dolce questo titolo può apparire quasi la presentazione di un problema: nelle vasche di acqua dolce fittamente popolate da piante, infatti, alcune specie di lumache costituiscono un vero spauracchio. Negli acquari di barriera invece le lumache nella maggior parte dei casi sono animali molto utili, che inoltre incrementano la varietà delle specie. Per questa ragione dovrebbero far parte di ogni vasca di barriera, e spesso non è praticamente possibile evitare l’introduzione delle specie più piccole attraverso le rocce vive o il substrato roccioso dei coralli. Sia alcune delle specie più minuscole come pure molte di quelle più grandi sono erbivori ideali che, nella comunità dell’acquario, quasi mai diventano indesiderati; nel peggiore dei casi può capitare che una lumaca turbo adulta possa far cadere qualcosa, o che delle neritidi ricoprano il vetro frontale della vasca con le loro uova. In ogni caso è richiesta cautela e non bisognerebbe mai eccedere: la dipendenza di questi erbivori dal nutrimento algale è enorme, e dove due grossi esemplari di Turbo possono trovare il loro spazio, un terzo potrebbe ridurre le alghe di cui si cibano a un punto tale da far soccombere tutte e tre le lumache. Anche la riduzione della crescita algale, per esempio attraverso la diminuzione del contenuto dei fosfati, ha effetti drammatici sulla loro disponibilità di cibo, causando la scomparsa di diversi esemplari. È pertanto necessario tenere costantemente sotto controllo la crescita delle alghe e al limite, quando le specie Mesophyllum o altre alghe calcaree rosse si diffondono ricoprendo le superfici dell’acquario, è necessario trovare una nuova collocazione per le lumache erbivore. Il mantenimento delle lumache erbivore richiede da parte dell’acquariofilo un occhio sensibile per mantenere il bilanciamento tra la crescita delle alghe e la presenza di animali che se ne cibano. Questo vale perlomeno per le specie che diventano più grandi (per esempio Turbo, Trochus, Astraea), che non solo sviluppano un formidabile appetito, ma sono altresì molto longeve, almeno in relazione alla vita delle lumache. Le cose vanno diversamente per molti esemplari minuscoli che raggiungono una grandezza di appena 10 o 15 mm. La loro aspettativa di vita è spesso molto più corta, ma il loro ciclo riproduttivo risulta meno complesso e pertanto riescono a moltiplicarsi con maggiore facilità in condizioni acquariologiche.

Una Euplica versicolor.

Una Euplica versicolor.

Nell’articolo precedente è già stato osservato come alcune specie non espletino lo stadio larvale, sicché i giovani completano la loro metamorfosi da larva a lumaca provvista di guscio già all’interno dell’uovo, lasciando l’involucro ovarico come lumachina già pronta. Successivamente iniziano subito a mangiare quello che gradiscono maggiormente, per esempio alghe, polipi incrostanti o tridacne. Sono pertanto in grado di chiudere in acquario il loro ciclo riproduttivo, e in tal senso alcune specie sono sostanzialmente capaci di formare una popolazione tale da far fronte alla pressione predatoria, per esempio di diversi labridi, o anche agli interventi dell’acquariofilo, con il conseguente sviluppo di una popolazione permanente, sia che noi acquariofili lo vogliamo o meno. Se si tratta di esseri “utili” o “dannosi”, e in questo caso di una vera e propria piaga, alla fine è l’acquariofilo a deciderlo. Chi vuole mantenere dei gorgonacei potrà facilmente vedere un nemico in Cyphoma gibbosum. Chi al contrario desidera tenere C. gibbosum considererà le gorgonie un ottimo cibo per lumache. Partiamo in ogni caso dal presupposto che le abitudini alimentari delle piccole lumache, che in un acquario immaginario si moltiplicano in modo consistente, corrispondano alle nostre aspettative. Potrebbe, per esempio, essere il caso delle lumache del genere Diodora, di quello Stomatella o dei piccoli esemplari Euplica. Se ne potrebbero in questa sede citare svariati, come le specie Pseudostomatella e molte altre che misurano circa 6 mm e che fino ad ora non è stato possibile identificare. Tutte, in molte vasche di barriera, formano una sorta di popolazione di gasteropodi mista, che non solo si mantiene autonomamente, ma si adatta di continuo al nutrimento disponibile. Questa popolazione sviluppa una sorta di labile bilanciamento, che si verifica attraverso il breve lasso vitale dei singoli individui e del ciclo riproduttivo chiuso.

Maledizione e grazia

Occasionalmente però accade che la predilezione nutritiva delle piccole lumache entri in radicale conflitto con le nostre aspettative: i minuscoli rappresentanti della famiglia Pyramidellidae sono di certo uno degli esempi più evidenti a tale riguardo, ma se ne possono citare anche altri, come Epitonium bullatum, una specie che parassita i polipi Tubastrea. Si possono immaginare, ad ogni modo, anche dei casi limite, che dimostrano quanto la stima dei danni provocati dipenda dalle nostre preferenze. Immaginiamo un acquariofilo che in un negozio specializzato ha acquistato una graziosa colonia di polipi incrostanti. Fiero dell’acquisto la sistema nella sua vasca di barriera e, con il passare dei giorni, osserva con felicità la comparsa di nuovi polipi. Poco per volta, questi animali rivestono la roccia limitrofa con una attraente copertura, e gli occhi del nostro appassionato luccicano. Arriva il giorno in cui la vede per la prima volta: una lumaca con il guscio bianco nero, ferma nel mezzo della colonia di polipi incrostanti. Si tratta di una “Heliacus variegatus”, gli rivela il libro specialistico rapidamente consultato: “si ciba esclusivamente dei polipi incrostanti dell’ordine Zoanthiniaria”. L’accurata ricerca tra i polipi porta alla luce altri due esemplari, che vengono raccolti.

Una Trochus conus.

Una Trochus conus.

Il problema e quindi risolto, o no? Sbagliato di grosso: dopo due settimane sono comparse altri esemplari sensibilmente più piccoli, con la stessa colorazione del guscio. Con cura il nostro acquariofilo ricerca nella colonia di polipi altri “danneggiatori”, armato di lente di ingrandimento e pinzetta, per salvare i suoi graziosi polipi incrostanti, perché ha appreso che queste lumache sono in grado di rovinare completamente la sua colonia. Saltiamo ora un anno per vedere che cosa è avvenuto nel frattempo: il nostro appassionato di polipi incrostanti è riuscito ad eliminare i gasteropodi indesiderati per mezzo di un attento lavoro di ricerca. I polipi si sono ulteriormente diffusi ricoprendo le rocce con i “graziosi cuscini”. Dopo circa sei mesi, però, il nostro amico è diventato alquanto irrequieto perché i polipi si stanno avvicinando sempre più ad un corallo duro ramificato. Qualche mese più tardi eccolo intento a rimuoverli manualmente, con uno spazzolino da denti e asportarli con una pinzetta (la stessa impiegata per eliminare gli esemplari di Heliacus!). In ogni caso, il potenziale riproduttivo di questi polipi incrostanti è semplicemente imponente. Ora vaga da un negoziante specializzato all’altro alla ricerca tra i polipi incrostanti in vendita di un singolo esemplare della lumaca Heliacus variegatus, nella speranza di poterla impiegare a casa nella lotta contro i polipi incrostanti. Si può facilmente capire quanto sia tenue nell’acquariologia di barriera il confine tra maledizione e grazia.

Parassiti delle tridacne

Le relazioni con i piramidellidi, le minuscole lumache che parassitano le tridacne, sono ben più evidenti. In questo caso distinguere tra amico o nemico non è certamente difficile per un acquariofilo di barriera. Più l’acquario è grande maggiori sono le difficoltà a controllare la piaga, perché anche le larve di questi gasteropodi si sviluppano senza uno stadio larvale, e le giovani lumache sono così minuscole da essere difficilmente visibili su una superficie strutturata. In molti casi può essere utile il controllo giornaliero, o meglio notturno, di ciascuna tridacna e una aggiuntiva pressione predatoria esercitata dai labridi.

Segue parte 2

Maggiori informazioni sull’argomento sono disponibili nel Nr. 56 di CORALLI