Pesci assolutamente atipici, bizzarri, incredibilmente belli! Sarebbero questi alcuni degli attributi che verrebbero in mente vedendo un pesce mandarino, l’ultimo riferito presumibilmente al più “bello” (Synchiropus splendidus) e forse anche a quello con la livrea “psichedelica” chiamato LSD (S. picturatus), visto che le specie Synchiropus rimanenti, più o meno regolarmente presenti in commercio, ad una prima fugace osservazione appaiono più che altro come dei “topolini grigiastri”. Ad un secondo esame però rivelano chiaramente quanto hanno da offrire, cosa che qualsiasi ammiratore ben presto noterà! Già solo il loro modo di muoversi è insolito: un lento strisciamento a scatti, occasionalmente interrotto da alcuni balzi repentini. Ancora più raramente ha luogo un ampio spostamento attraverso l’acqua libera, e anche in questo caso il loro movimento ha meno a che fare con il tipico nuoto dei pesci che con lo svolazzare simile a quello delle farfalle. Contribuiscono a dare questa impressione le pinne pettorali e ventrali quasi immobili e rigide. Veramente insolito!

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Le cose vanno del tutto diversamente nel caso dei movimenti legati al fondale: qui il pesce mandarino “procede” sulle pinne pettorali, ventrali e addirittura anali! Alcuni rappresentanti dei callionimidi particolarmente bizzarri, come le specie Dactylopus, hanno trasformato i tre strali delle pinne ventrali anteriori in sottili arnesi per la deambulazione, con i quali si muovono a mo’ di trampoli oppure stanano le prede nascoste nella sabbia. A parte la loro stimolante livrea, per la quale vengono tenuti negli acquari di barriera, si è diffusa una credenza sbagliata, che ne incentiva a volte il mantenimento: pare che si cibino di diversi “organismi patogeni” come i nudibranchi parassiti dei coralli e le fastidiose planarie. Di tanto in tanto lo fanno, ma capiscono rapidamente che si tratta di una dieta non propriamente favorevole, e ben presto saggiamente lasciano perdere. Non consentono una riduzione di questi parassiti, ma se non c’è a disposizione abbastanza cibo deperiscono molto rapidamente.

Alimentazione

Siamo ora arrivati ad un capitolo triste, per quello che concerne il mantenimento in un acquario di barriera di questi pesci. I callionimidi prima o dopo accetteranno i mangimi congelati come l’artemia, i piccoli mysis o i minuscoli cyclops e bosmidi. Ma non è abbastanza. In seguito, e in particolare durante il loro ambientamento, vogliono cacciare prede vive: piccoli vermi, crostacei e simili, qualcosa che ogni vasca ben avviata e vecchia offre in abbondanza, appena diventa disponibile un fondale ben popolato. Un fondale di vetro pulito non offre loro alcuna possibilità, e neppure una corrente intensa e avvertibile ovunque e dalla quale non possono sottrarsi: hanno bisogno di angoli tranquilli, melmosi e algosi, e questi sono tutt’altro che ben visti dall’acquariofilo corallino purista! In quest’ultimo caso, in effetti, non sono destinati a una lunga esistenza. Per la fame deperiscono comunque con relativa lentezza, smagriscono fino allo scheletro riuscendo a sopravvivere fino a tre mesi. Non di rado capita di vedere questi magri candidati alla morte, e l’indicazione “dell’appassionato”, secondo la quale sono nella vasca già da vari mesi, rende ancora più toccante questo triste avvenimento, tanto più se si considera che dei callionimidi ben mantenuti possono vivere anche fino a dodici anni!

Convivenza

Non esiste alcuno spettacolo più bello di una coppia di pesci mandarino intenti nel corteggiamento! In tal senso non posso fare a meno di ricordare che questi pesci, non importa di quale specie, non devono mai essere tenuti in gruppo o tra esemplari dello stesso sesso. Alcune indicazioni relative ad un mantenimento congiunto di alcune femmine in modo pacifico possono corrispondere al vero per brevi periodi. Prima o dopo però rimarrà soltanto una coppia. Di sicuro tra i pesci mandarino o LSD esistono dei contendenti piuttosto rabbiosi, e le “coppie” composte per sbaglio possono portare a conseguenze fatali. Nel caso dei Synchiropus ocellatus e S. stellatus questo processo può anche durare più a lungo, ma anche una vasca grande e ricca di nascondigli non può evitare le lotte che terminano con ferite mortali o “solo” con il decesso per stress. In verità maschi è femmine sono ben distinguibili: i primi evidenziano sempre uno o più strali dorsali allungati. Nei maschi la parte anteriore della pinna dorsale è molto lunga e sottile, in altre specie risulta meno evidente, ma le femmine hanno sempre gli strali delle pinne dorsali corti e soprattutto arrotondati. Bisogna osservarli con attenzione, perché i maschi contendenti possono ferirsi tra loro e in questo modo presentare le punte delle pinne fortemente accorciate. Purtroppo i raccoglitori poco seri talvolta manipolano anche le punte delle pinne: le “coppie” si vendono infatti a maggior prezzo. A volte pervengono indicazioni circa un mantenimento senza problemi di diverse specie di callionimidi, fintanto che vengono introdotte tutte in coppia. Personalmente ho cercato di farlo più volte con S. ocellatus e S. marmoratus o S. stellatus. Nonostante non fosse avvertibile una aggressività evidente, ho sempre perso degli individui che saltavano fuori dalla vasca, cosa che non accadeva mai nel mantenimento di una sola specie.

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Dato che sono convinto che tali “azioni di suicidio” sono riconducibili allo stress, ovvero ad uno stato di malessere, evito questi mantenimenti misti. Gli altri abitanti dell’acquario nel complesso non mostrano quasi alcun interesse per questi pesci, che non vengono attaccati praticamente mai. Esistono tuttavia anche delle eccezioni: in un acquario un Dascyllus aruanus, intento ad occuparsi delle sue uova, scacciava dal suo territorio un esemplare di LSD ogni qualvolta questo si avvicinava troppo al punto della deposizione (Thaler, 1995). Si tratta di un comportamento degno di essere citato, visto che i callionimidi apparentemente possiedono una secrezione cutanea dal sapore sgradevole, forse anche tossica, che solitamente consente loro una sorta di “libertà errante”. Alcuni callionimidi pernottano del tutto o parzialmente sepolti nella sabbia. Quando la mattina si svegliano, questo strato secretivo di protezione si riconosce con particolare evidenza, dato che aderisce alla sabbia, dalla quale devono liberarsi scuotendosi. Il comportamento teso al sotterramento nella sabbia pare aver luogo in tutte le specie, ma viene impiegato individualmente in maniera diversa: alcuni pesci dormono sopra al fondale non sotterrandosi mai, altri invece, in caso di pericolo, si seppelliscono fulmineamente, anche se di norma non lo fanno. Ciò dimostra, in ogni caso, che è importante per il loro benessere la presenza di uno strato di fondale alto e soffice. Nella seconda e ultima parte tratteremo la loro deposizione delle uova nell’acquario.

Segue Parte 2