La riproduzione per via asessuata in acquario dei coralli duri a polipo grande è ancora in primo piano. Viene attuata già da molto tempo, non solo a livello di hobby, ma anche in modo mirato negli allevamenti. In sostanza funziona come per i madreporari a polipo piccolo (SPS), per esempio nel genere Acropora, frammentando una parte dalla colonia madre. In ogni caso, nei LPS questa parte deve essere sensibilmente più grande, e spesso comprende un unico polipo che viene successivamente fissato al substrato artificiale con la base del suo corallite. In questo caso si deve agire intuitivamente in maniera corrispondente alla forma di crescita ed è sempre consigliabile utilizzare un piccolo arnese da taglio elettrico con lama in miniatura, chiamato in america “dremel tool”. Si tratta di una soluzione sicuramente migliore rispetto all’utilizzo di una forbice o di un altro arnese, per cercare di frantumare le pareti del corallite. Così facendo, infatti, queste potrebbero facilmente essere compresse e i polipi in questo modo danneggiati non hanno molte possibilità di sopravvivere. Se si procede con cautela, in alcuni coralli LPS è addirittura possibile frammentare con successo dei polipi singoli. Si possono per esempio frammentare diverse specie Fungia, ottenendo così la rigenerazione della parte fino al corallite completo (A. Calfo), circostanza che richiede comunque delle ottimali condizioni di mantenimento nell’acquario. Verso la fine degli anni 90’ l’americano di origine olandese Albert Thiel ha condotto durante dei simposi alcuni workshop dimostrando la frammentazione dei polipi LPS. Certo oggi non è chiaro se queste frammentazioni di un polipo LPS abbia veramente senso; è sicuramente molto meglio mantenere i coralli in condizioni ottimali, favorendone la crescita. In seguito la separazione dei singoli polipi non sarà più necessaria.

Plerogyra sinuosa, uno dei coralli maggiormente apprezzato dagli acquariofili.

Plerogyra sinuosa, uno dei coralli maggiormente apprezzato dagli acquariofili.

Diventa, infatti, possibile separare una colonia tra i polipi e in questo modo moltiplicarla per via vegetativa. In ogni caso, per completezza, questo metodo sarà ugualmente presentato nell’ambito del tema principale LPS. Per le specie o le morfologie cromatiche più rare potrebbe forse rivelarsi sensato. Thiel con il suo metodo segò dall’esterno completamente la parete del corallite con un piccolo disco (“dremel tool”), senza però arrivare anche alla separazione del tessuto molle del polipo. Il polipo stesso rimase quindi intatto, mentre il corallite venne diviso in due metà simili, tenute insieme solamente dal tessuto molle del polipo. Il passo successivo consistette poi nel fissare una delle due parti mentre la seconda, per gravità, si sarebbe allontanare tanto dalla prima da provocare per tensione una scissione senza strappi. La parte di tessuto sotto tensione, nel corso di alcuni giorni, si allungò e pertanto il frammento dello scheletro non fissato fu posto più in basso in maniera da mantenere costante l’effetto di trazione. Dopo qualche settimana si ottenne la spontanea scissione delle due parti del polipo che sostanzialmente corrispondono ad una fissione longitudinale, e secondo Thiel sarebbe seguita la rigenerazione di entrambe le metà del polipo che alla fine avrebbero completato anche il loro corallite. Più esattamente, non è quindi l’acquariofilo a portare a termine la separazione del polipo, ma la induce solamente attraverso la divisione dello scheletro affinché, nel corso di qualche settimana, questa possa lentamente concludersi. Come ricordato, questo metodo viene presentato soltanto per completezza. La forma più adatta per una moltiplicazione vegetativa dei coralli duri a polipo grande in acquario, consiste certamente nella separazione dello scheletro tra i singoli polipi o meglio, per le specie che ne sono in grado, nella produzione dell’Anthocauli.

Parte 1