Quali sono le spugne adatte?

Gli acquariofili che hanno già tentato di mantenere nelle loro vasche quelle spugne di maggiori dimensioni reperibili in commercio, hanno spesso l’impressione che questi organismi rappresentino un gruppo animale quasi non mantenibile. Per molte spugne questo è effettivamente vero, in particolare se durante la raccolta, il trasporto ed il mantenimento sono state trattate in maniera errata. Le spugne ad esempio, non devono mai essere estratte dall’acqua, perché in questo caso l’aria può insinuarsi nei canali e nelle camere interne. Successivamente per la spugna è molto difficile liberarsi di questa aria forzandola all’esterno e molto frequentemente l’area tessutale coinvolta degenera. Le spugne che evidenziano zone sbiadite non andrebbero acquistate. Bisogna altresì considerare, che le spugne di maggiori dimensioni hanno naturalmente una grande necessità di sostanze organiche disciolte, batteri e fitoplancton. Senza una mirata somministrazione supplementare di alimento, queste spugne sono nutribili soltanto in acquari con un particolare carico organico, e dove non è presente alcuna efficiente schiumazione. Chi volesse impiegare in acquario le spugne come filtri viventi, farebbe quindi meglio ad avvalersi degli esemplari più piccoli. Questi, sono di parecchio meno sensibili al trasporto e li si trova spesso anche come clandestini sul substrato roccioso dei coralli. Inoltre queste spugne vengono anche trasportate di regola sott’acqua e non possono asciugarsi. Pertanto per l’acquariofilo è molto più promettente “seminare” queste piccole spugne nella vasca di barriera. Negli USA la mia azienda commercializza e spedisce già questi pacchetti di spugne per la “semina”di diverse specie, come filtratori naturali di una vasca di barriera. Molte piccole specie di spugne si sviluppano abbastanza bene nell’acquario, e sono in grado di crescere in maniera sorprendentemente rapida. Se un acquario è maturato per oltre un anno, allora si sviluppano spesso delle spugne anche nelle zone crepuscolari tra le rocce decorative. Svariati acquariofili mi hanno riferito sorpresi di molte spugne che avevano rinvenuto nei loro acquari sotto o dietro le rocce. La cosa migliore è cercarle con una lampada tascabile, illuminando tra le rocce.

Cop. 39 Grandi acquari

A questo scopo però, è necessario scrutare molto in profondità nella costruzione rocciosa. In ogni caso, anche nelle vasche di mantenimento per rocce vive, di vari negozianti specializzati, si possono trovare molte di queste spugne. Il risultato migliore si ottiene se in tali contenitori si “scava” un pò più in profondità, raggiungendo le rocce che vi stazionano da più tempo e i cui organismi ricoprenti si sono ben ristabiliti. Spesso è necessario cercare a lungo, ma sovente si trovano anche pezzi sui quali si sono sviluppate spugne sane. Se si vuole ottenere nell’acquario una filtrazione attraverso le spugne viventi, allora la soluzione migliore consiste nell’utilizzo di un gran numero di piccoli esemplari di specie differenti. Con una tale varietà specifica, si hanno notevoli possibilità di superare anche fasi problematiche con malattie o predatori delle spugne, rispetto a quanto accade se si utilizza una sola specie e probabilmente anche con pochi individui grandi. Nell’arco di cinque anni sono riuscito in questo modo ad ottenere un filtraggio a spugne in dieci diversi acquari di barriera, e non ho mai constatato problemi di malattie o danni da predazione delle spugne. Una popolazione sana e ricca di specie è molto di aiuto, per ricreare nell’acquario il ciclo di regolazione naturale della barriera corallina. Negli ultimi anni l’offerta di fitoplancton essiccato o congelato per l’alimentazione degli animali da acquario è sensibilmente migliorata, e questo nutrimento può rivelarsi estremamente utile per le spugne vive. Nei reef tropicali, le spugne sono il gruppo dominante tra gli utilizzatori del fitoplancton, e catturano nell’acqua tali organismi vegetali in maniera molto efficace. Ad ogni modo, per una somministrazione in acquario è preferibile il fitoplancton vivo, perché quello inerte (congelato o liofilizzato) può, in caso di una distribuzione eccessiva, accumularsi nella vasca con maggiore rapidità.

Parte 1

Maggiori informazioni sull’argomento sono disponibili nel nr. 20 di CORALLI